

VITERBO - Nella Tuscia la qualità dei prodotti agroalimentari è raramente il problema. Il problema, quando c’è, sta un passo dopo: raccontarli, posizionarli, farli arrivare a uno scaffale che non sia quello del paese accanto. È il punto in cui una piccola impresa agricola si ferma, e non per mancanza di volontà, ma perché quel lavoro richiede competenze che non si imparano in campo.

È esattamente la figura che la Fondazione ITS Academy Agroalimentare forma a Viterbo con l’Agrifood Digital Marketing & Sales Manager — per esteso, Tecnico Superiore per il Digital Marketing & Sales Management per il settore agroalimentare — il percorso della sede di via del Paradiso 4, realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo.
Chi esce da questo biennio sa costruire il posizionamento di un prodotto e la sua identità di marca, progettare il packaging e i contenuti con cui lo si racconta, gestire i canali di vendita tra grande distribuzione, ristorazione ed e-commerce, definire listini e politiche di prezzo, e accompagnare un’impresa sui mercati esteri, dalla fiera internazionale alla pratica di export. Non è un profilo di comunicazione e non è un profilo commerciale: è la figura che tiene insieme le due cose, e che nelle aziende agroalimentari del territorio spesso semplicemente non c’è.
Come sono fatti i due anni
Il percorso dura due anni e conta 1.800 ore complessive: mille d’aula e laboratorio, ottocento di stage in azienda. I posti sono venticinque. È completamente gratuito, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027, e rilascia il Diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, titolo di V livello EQF valido per i pubblici concorsi e riconosciuto in crediti universitari ai sensi del DM 247/2023.
Il primo anno costruisce le basi e il prodotto: filiere agroalimentari, tecnologie di produzione e trasformazione, diritto agroalimentare e certificazioni di qualità, tracciabilità ed etichettatura fino alla blockchain, tecniche di degustazione e analisi sensoriale, cultura e identità gastronomica. Accanto, la parte di marca e di contenuto: brand analysis e posizionamento, brand identity, packaging design e storytelling, digital e social media marketing, e un modulo dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione di contenuti.
Il secondo anno sposta il peso sulla vendita: canali di distribuzione e logistica, CRM e strumenti digitali per la vendita, sviluppo e monitoraggio della rete vendita, tecniche di negoziazione, pratiche per l’export e l’internazionalizzazione, marketing fieristico, turismo enogastronomico ed event design. Si chiude sulla redazione del piano commerciale e del business plan, che sono il modo più diretto di verificare se le competenze sono diventate mestiere.
«Questo percorso è nato dalle imprese della Tuscia, non da un modello calato dall’alto: la collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo è la forma che quel legame ha preso», dice Eugenio Stelliferi, presidente della Fondazione ITS Academy Agroalimentare. «Il nostro territorio ha prodotti che reggono il confronto con chiunque e un’enorme difficoltà a farli uscire dai confini provinciali. Formare qui, a Viterbo, chi sa fare quel passaggio non è un’operazione di immagine: è il modo in cui un sistema formativo restituisce qualcosa al tessuto produttivo che lo sostiene. E i ragazzi che escono da qui restano, perché il lavoro è qui.»
Quello che c’è dentro il percorso, oltre alle lezioni
Almeno il sessanta per cento delle ore di docenza è tenuto da professionisti che lavorano nelle imprese: consulenti di marketing e di export, responsabili commerciali, tecnologi alimentari, esperti di certificazione e di analisi sensoriale. Le certificazioni e le abilitazioni previste dal percorso si conseguono presso centri accreditati e sono a carico della Fondazione, dall’attestato di sicurezza sul lavoro alla formazione HACCP. Sono previste attività di profilazione e di orientamento alla carriera, e lo stage può svolgersi anche all’estero, sostenuto da borse di studio.
«Il modo più rapido per capire che cos’è un ITS è guardare cosa c’è dentro il percorso oltre alle lezioni», spiega Eleonora Delmirani, direttore della Fondazione ITS Academy Agroalimentare. «Le certificazioni sono a carico nostro e restano all’allievo per tutta la vita professionale. Le ottocento ore di stage non sono un’appendice: sono quasi la metà del monte ore e si svolgono nelle aziende che hanno partecipato alla nostra indagine annuale sui fabbisogni. Chi entra in azienda ci entra su un profilo che quell’azienda ha contribuito a definire, e questo cambia completamente la natura del tirocinio.»
Quell’indagine è il punto in cui il percorso si distingue da una previsione statistica. Ogni anno la Fondazione interroga direttamente le imprese agroalimentari del territorio — ottantaquattro aziende nell’ultima edizione, novanta in quella precedente — chiedendo loro quali competenze cercano, quante persone sono disposte ad assumere e quanti posti di stage possono mettere a disposizione. Le risposte arrivano azienda per azienda, con nome e numeri, e sono la materia con cui si costruiscono i contenuti dei corsi.
Il quadro più ampio va nella stessa direzione. Secondo la rilevazione Unioncamere-Ministero del Lavoro sul sistema informativo Excelsior, nel 2025 il Lazio è stata la seconda regione d’Italia per domanda di diplomati ITS, con 16.600 entrate programmate dalle imprese, dietro la sola Lombardia; il 57,3% di quelle posizioni è risultato difficile da coprire, contro il 50,9% registrato per i laureati. Il dato riguarda tutti i settori, ma fotografa una difficoltà di sistema: le imprese italiane fanno più fatica a trovare un tecnico superiore di quanta ne facciano a trovare un laureato. Il tasso di occupazione dei diplomati ITS, a livello nazionale, supera l’80%.
Che cosa si impara davvero
«Un percorso di marketing si può insegnare in due modi: spiegando i modelli, o mettendo le persone davanti a un prodotto vero e chiedendo loro di venderlo», dice Massimo Castellano, coordinatore didattico della Fondazione, che nel biennio tiene i moduli su posizionamento di marca, negoziazione, sviluppo della rete vendita e redazione del piano commerciale. «Noi abbiamo scelto il secondo. Il primo anno serve a capire il prodotto e la filiera, perché non si vende quello che non si conosce: un allievo che non sa distinguere le caratteristiche qualitative di una materia prima non sarà credibile davanti a un buyer. Il secondo anno lavoriamo sul mestiere commerciale, che è fatto di trattativa, di prezzi, di rapporti che durano. Alla fine ogni allievo scrive un piano commerciale su un’azienda reale: è lì che si vede se ha imparato, e non serve un esame per accorgersene.»
A chi è rivolto
Il percorso è aperto ai diplomati di scuola secondaria superiore e a chi è in possesso di diploma professionale quadriennale IeFP con certificato IFTS. Tra gli iscritti degli ultimi anni, però, i neodiplomati non sono l’unico pubblico: una quota rilevante e in crescita è composta da adulti in riqualificazione professionale, da persone che lavorano in aziende del settore e cercano di specializzarsi, e da laureati che scelgono un ITS per aggiungere competenze pratiche e tecnologiche alla formazione universitaria. La gratuità del percorso elimina la barriera principale per chi rientra in formazione dopo anni.
Come si accede
Le domande di ammissione si presentano su itsagro.it/iscrizioni entro le ore 18.00 di venerdì 25 settembre 2026. Le prove di selezione si tengono a partire dall’8 ottobre e la graduatoria è di merito, con valutazione dei titoli e prova. Le lezioni cominciano il 9 novembre 2026.
Per informazioni e per fissare un appuntamento in sede: segreteria@itsagro.info, 0761.223574
ITS Academy Agroalimentare
Viterbo e Roma